1000 contro 1, UNO contro MILLE

Un intenso week end di “paura”

Dal nostro inviato Roberto Florindi

Quello che vi sto per raccontare, credo sia, anzi lo è, il fine settimana più intenso della mia vita, nonostante di week-end intensi ne abbia passati davvero molti, visto che faccio gare di nuoto in giro per l’Italia da parecchi anni.

Il tutto comincia sabato mattina. Fuori è l’alba, un pallido sole spunta dietro il tetto di una casa adiacente alla mia. Doccia, sistemo le ultime cose e, bagagli alla mano e bici in spalla, mi dirigo verso il camper di Ramon che, guarda caso, è in ritardo.

Dopo aver sistemato le bike nel loro apposito spazio riservato, dopo aver fatto benzina “gratuita” e dopo aver recuperato gli altri compagni di merende, si parte alla volta di Cremona dove, altri prodi valorosi guerrieri, portacolori dell’indomito Team “KM-ZERO”, partiti la sera prima, ci stanno aspettando con l’altro camper sul luogo della manifestazione.

Arriviamo al parco del fiume Po’, che già centinaia di tende sono state montate. La musica dell’organizzazione è già alta; parecchi atleti stanno già provando il percorso, “bagnati” da un pallido sole primaverile. L’atmosfera è già elettrizzante. Posizioniamo il camper vicino a quello di Claudio che, indiscutibilmente, quale Capitano e capo mastro del progetto km-zero, ci conferma che la posizione scelta è la migliore, la più gestibile anche in funzione della “zona cambi”, ad un tiro di schioppo. Nonostante la titubanza di Ramon, autista del secondo camper e denominato “Iron Man” per la sua vasta esperienza da tri-atleta, si procede con la sistemazione logistica.

L’attesa è frenetica; ci cambiamo e ci tuffiamo sul circuito che, a detta dello speaker che ci terrà compagnia per quasi 18 ore (microfono spento solo di notte), è lungo circa 7km. Le prime impressioni, sono davvero da brividi. Una marea impressionante di tende, di cucine da campo, di camper, di atleti che si scaldano e cercano di capire i trucchi del tracciato. C’è chi lo prova “a cannone” e c’è chi, come me, ancora sconvolto da tanto clamore, da tanta organizzazione, dalla tantissima gente appassionata che tra l’altro si sta riversando ai bordi del circuito, pensa di prendere il giro di prova alla leggera, gustandosi il panorama. La flora e la fauna del lungo fiume, sono un applauso alla natura. In effetti, il tracciato è stupendo; salite vertiginose, discese mozzafiato, “toboga” fatti di curve insidiose di terra, sabbia, erba, passaggi nel bosco che costeggiano il nostro fiume maestro, il Po’. Tornati nella nostra zona logistica, decidiamo di andare a mangiare, usufruendo del primo dei tre buoni pasto che l’organizzazione ci concede, tra i vari gadget, con il pacco gara. Lì vicino, c’è la registrazione atleti. Formiamo due team, uno da 4 componenti, uno da 10. Naturalmente, il nome Km-Zero, capeggia su entrambe le squadre. Ci sono svariate categorie di appartenenza; c’è chi gareggia in solitario, c’è chi si cimenta in coppia. Ci sono i team da 4, da 8 e da 12 elementi al massimo. Addirittura, ci sono due coppie, che faranno la 24 ore con i tandem, di cui uno “vestito” rigorosamente da centurioni romani. Un vero spettacolo. Sono le 14 e il nostro primo atleta, “il Jerry”, si appresta a partire. C’è da compiere un primo tratto a piedi, (i top team lo fanno rigorosamente di corsa), che porta alle bike, tenute un altro compagno di squadra. È un fiume di emozioni, la folla che urla, incita tutti. Vedere queste 1000 persone, partire per la competizione, mi procura una sensazione di gioia. In quel momento, sopito nei miei pensieri, visto che per me tra l’altro era la prima gara in Mountain Bike, non avendo mai visto uno spettacolo del genere coinvolto in prima persona, mi sono sentito….1000 contro 1, isolato dal resto del mondo. Il resto, è fatto di cronaca in rapida successione.

Claudio, il nostro team manager, per una banale scivolata sull’erba bagnata, cade, si lussa per la seconda volta la sua spalla sinistra e passa tutto il pomeriggio e buona parte della serata all’ospedale, per poi tornare con un braccio fasciato e un’esperienza da raccontare. Purtroppo, la sua assenza, peserà non poco al team, sia nella fase “agonistica” sia in quella “logistica”. I miei tre turni, il primo dalle 15 del sabato. Come secondo frazionista do il cambio a Jerry. Mi dicono di partire a bomba, fregandomene della resistenza. Per me che sono un diesel, è come snaturare le mie caratteristiche, ma ci provo. Gli effetti, non sono quelli desiderati, compio il primo giro in quasi 23 minuti, nonostante credevo di essere andato fortissimo. I migliori, girano in 14 minuti, Jerry mi aveva dato il cambio girando in 20 circa. Da buon agonista, anche senza un allenamento specifico sulla bike, non mi perdo d’animo. Nei tratti di rettilineo prendo la ruota di un atleta decisamente più veloce di me. Standogli in scia mi risparmio e, nel tratto tecnico, lo supero urlando “passo destra” (nei sentirò centinaia di questi avvisi, purtroppo molti rivolti a me) e mi butto come un pazzo nei toboga. Taglio il traguardo del secondo giro in 19 minuti scarsi. Decido di proseguire, di farne un terzo che, sullo stesso stile del precedente, completo in 18 minuti e 30 secondi circa, decisamente in crescendo. Che soddisfazione. Il turno successivo, mi capita intorno alle 21 di sera. Faccio una fatica immane, il pomeriggio non ho riposato, c’erano ovvi compiti di squadra. Prendere i tempi, aiutare nella gestione dei cambi. Lo faccio volentieri, lo spirito di squadra mi esalta, mi rende orgoglioso e felice. Oltre al poco allenamento specifico, ci si mette anche la pioggia. È buio, non vedo molto bene, nonostante la torcia obbligatoria montata sulla MTB. Sono esausto ma, anche questa volta, parto con l’intenzione di fare tre giri che, purtroppo, compirò in 1 ora e 20 minuti. Sono circa le 23 del sabato sera, la pioggia diventa incessante. Mi tolgo la divisa inzuppata e mi vesto già di nuova e profumata divisa per il turno della notte. Vado a mangiare un piatto di pasta, dopo di che, cerco di riposarmi sul camper di Ramon. Dormo circa 1 ora, il resto è la solita graticola destra/sinistra, anche “grazie” a Giorgio, che russa in maniera pazzesca e ad Armando, dal quale provengono dei “suoni” di facile intuizione. E si, quando si dorme per la prima volta in un posto nuovo…. La stanchezza, naturalmente, fa il resto. Mi sveglio alle 3 e scopro che due compagni di team non se la sentono di partire. Paolo, il neofito come me e Alessandro che pur aveva ben figurato nella sessione diurna, contrariamente alle sue aspettative. È notte fonda, piove a dirotto, ed il circuito è diventato davvero insidioso e a tratti pericoloso. Do il cambio di nuovo a Jerry che, come al solito, mi incita e mi sprona a dare tutto. Il fango che trovo sul tracciato è ovunque, la pioggia è l’oscurità quasi assoluta, rendono il tutto estremamente complicato ma, per certi versi, divertente ed intrigante. Primo giro in 25 minuti, mi “gaso” come un matto e mi butto lungo le discese come uno “scriteriato”, lasciando stare i freni come se non li avessi nemmeno montati sulla bike. Purtroppo però, a metà del secondo giro, succede il patatrac. Si esaurisce la batteria della torcia, quel poco che vedevo diventa il nulla assoluto, mentre i “top team”, con il loro atleti di punta, mi passano ad un millimetro di distanza al triplo della mia velocità. Mi passa vicino persino una donna che sta correndo in solitaria dalle 14. Si chiama Lorenza Menapace, già campionessa Italiana 2008. La guardo allontanarsi da me, senza diritto di replica del sottoscritto. Dopo qualche centinaio di metri, in una discesa, faccio un “capitombolo” che definire tale è riduttivo. Mi cappotto con tutta la bike e, dopo alcuni secondi, capisco che fortunatamente non mi sono fatto nulla. Un vero miracolo. Pensando allo sfortunato Claudio, prendo coraggio. Ho fango ovunque, persino dentro i pantaloni. Il cambio e il “deragliatore”, sono due palle nere e melmose. Finisco il secondo giro del terzo turno in 35 minuti, un abisso rispetto ai primi. Ciò nonostante decido, anche questa volta, di proseguire. Taglio il traguardo, dando il cambio ad Armando. Non vedo nemmeno dov’è l’orologio e il computerino sulla bike. Quello che so, è che ci ho messo almeno mezz’ora a lavare la MTB dal fango. Mi faccio la doccia, bevo due caffè doppi e vado a sdraiarmi sul camper. La mia fatica è terminata, almeno per il momento. Forse mi addormento un ora, forse meno. Sono le 14, Daniele l’eroe, porta a termine la gara del nostro team, compiendo ben 4 giri sotto il diluvio universale. La gara finisce. Ci piazziamo 18° su 25 squadre. Un buon risultato. Torno a casa con due amici in macchina, stremato ma felice.

Credete sia finita? Nemmeno per sogno. Del significato di “1000 contro 1” ne abbiamo parlato. Manca “UNO contro MILLE”.

Sono le 16, quando arrivo a casa. Mi butto sotto una doccia bollente, ho dolori ovunque e un sonno da farmi crollare in qualsiasi momento, in qualsiasi posto. Per non addormentarmi, decido di preparare un ragù. Mettermi ai fornelli mi sveglia. Finisco alle 18 e via, non ci crederete, di nuovo in direzione Cremona, questa volta con mia moglie. Non posso mollare, il destino vuole che le abbia fatto un regalo, una sorpresa. Ho acquistato i biglietti per andare a teatro a vedere il nostro idolo, GIOVANNI ALLEVI, il concertista “pazzo” di Ascoli Piceno. La location è, guarda caso, il Teatro Ponchielli di Cremona. Che “buffa” la vita quando si prende gioco di noi.

Ecco finalmente il nesso. UNO contro MILLE. Il genio di Giovanni prende il sopravvento sul numeroso pubblico del teatro, gremito in ogni ordine di posto. A mia moglie, Isabella, ho fatto “una sorpresa nella sorpresa”. Siamo nel PALCO REALE, il balconcino centrale proprio destinato al Re, in tempo di monarchia. Le note di ALLEVI sono straordinarie. La sua tecnica è impressionante, i suoi monologhi tra un pezzo e l’altro davvero deliranti, ironici, spettacolari. Le note vagheggiano nell’aria fresca di un pubblico attento. Seguo il maestro Allevi da anni ma, solo dopo averlo finalmente visto dal vivo, credo che il paragone con il grande MOZART, unico e divino, regga. Capisco che chi lo afferma, ne ha le ragioni. Si, a sprazzi, ho davvero creduto che fosse la sua rincarnazione.

1000 contro 1 e UNO contro MILLE.

Sono le 23.45 e, senza un briciolo di energia, rientrato a casa, appoggio la testa sul mio cuscino e chiudo gli occhi.

 

Roberto Florindi