LA NOTTURNA by Roberto Florindi

Tra forature, imprecazioni, animali, sorrisi e tanto divertimento.

Chi lo avrebbe mai detto. Pedalo da solo un anno e, dopo soli 1000 chilometri percorsi, mi è proposto di fare un’uscita notturna. Dopo tutto faccio parte di un Team, Km-Zero, che molto mi sta dando in questo periodo “delicato” della mai vita. Mi diverto molto. Sinceramente, visto che sono un agonista nato, visto che mi piacciono le sfide, visto che sono “coraggioso” e spesso mi butto verso avventure che sulla carta sembrano impossibili, sono eccitato solo al pensiero di questa nuova esperienza. Il ritrovo è da Fisiomed alle ore 20.30. Precedentemente, a casa, ho riempito la pancia con carboidrati; un bel piatto di pasta al pomodoro. Arrivo all’appuntamento e Jak è già in tenuta da biker. Jacopo, detto Jak, mio compagno di merende in piscina e nuovo socio Km-Zero, naturalmente sollecitato dal sottoscritto. Credo sia più eccitato e curioso di me e certamente di tutti. Con la sua nuova e fiammante RR 8.1, pedala da pochissimi giorni. Ciò nonostante, seppur reduce dall’uscita del fine settimana precedente, addirittura fino alla “fontanella”, lo vedo raggiante. Alla spicciolata e rigorosamente in orario, arrivano Matteo, Giorgio, Claudio e Pier, quest’ultimo galvanizzato dal suo dispendioso ma bellissimo tour all’Isola D’Elba. I preparativi sono frenetici ma precisi. Ciascuna bike monta un faro anteriore e uno posteriore. I nostri sei valorosi guerrieri sono pronti per partire. Ci dirigiamo verso Balbiano passando le prime campagne. Dopo poche centinaia di metri ecco la prima foratura della serata. È il “novello” Jak che si vede bucare la sua ruota anteriore. Sotto un lampione, sulla provinciale che attraversa Dresano, grazie alla maestria ed esperienza di Matteo, cambiamo la camera d’aria in un batti baleno. Nonostante questo primo imprevisto proseguiamo verso la “muzza”, un canale della “bassa”. L’aria è fresca, un pò umida, ma la serata è decisamente primaverile tant’è che, la divisa invernale indossata da me e Pier, forse è un pochino troppo pesante. In un breve tratto asfaltato, in direzione di Mulazzano, ecco il secondo imprevisto. Questa volta è la ruota posteriore del sottoscritto a fare cilecca. Le mani di Matteo tornano all’opera. La sua velocità di esecuzione è impressionante. Forse inizio a capire, per la prima volta, a cosa servono i “tubles” che tutti stanno comprando. Troviamo la spina, la estraiamo, gonfiamo la camera d’aria di sostituzione, rimettiamo il copertone, inseriamo la ruota completa e via, direzione Lodi che, saggiamente, il nostro direttore sportivo Claudio ci aveva consigliato. Il ritmo è allegro, a tratti di superano i 30km/h. Nessuno sembra arrancare e, in sotto fondo, si ascolta Pier che si galvanizza, ripetendosi in continuazione quanto importante sia stata la sua settimana di salite all’Elba con Jerry, quest’ultimo stasera assente per motivi di lavoro. Passiamo Mulazzano e, attraversando alcune campagne, giungiamo al “ghiaione” che costeggia il canale “Muzza”. Matteo tira il gruppo con una costanza encomiabile, guidando lo stesso nella fitta oscurità e, di tanto in tanto, avvisando (tramite urla) di imprevisti ed ostacoli. Infatti, dopo pochi metri, con il canale alla sinistra e la fitta campagna alla nostra destra, ci attraversa davanti una “pantegana” di dimensioni gigantesche. Da li, fino a Galgagnano, ne vedremo altre quattro che, spaventate dal nostro passaggio, si tuffano con un volo plastico nel canale. Fortunatamente riusciamo ad evitarle tutte. Non oso pensare cosa significherebbe “ricevere” una di quelle bestie sulla ruota. Mentre Matteo tira e guida il gruppo, Claudio, stoicamente in sella nonostante la sua spalla malconcia, fa da timoniere in fondo, per lo più spalleggiando l’inesperto Jak, comunque molto attivo e vispo. Mentre ci dirigiamo verso il fiume Adda, purtroppo, avviene la terza foratura della serata, la seconda per lo sfortunato Jacopo. È di nuovo la ruota anteriore a tradire l’altissimo atleta “bresciano”. Matteo è nuovamente all’opera e, dopo pochi secondi, troviamo la spina che, forse, non abbiamo correttamente tolto la foratura precedente. Ora, il tempo perso per questi tre imprevisti, comincia a pesare. Sono le 22.30 e non siamo nemmeno a metà strada. Per cui, Claudio, decide di accorciare il programma. Ci dirigiamo verso l’Adda. Il punto più bello del tracciato ci aspetta. Nel bosco lungo il fiume, è un via vai di lepri e scoiattoli. Ne incontriamo parecchi. Naturalmente, nella “single track” del bosco, l’andatura è volutamente rallentata. È buio pesto e i pericoli sono dietro l’angolo. Ciò nonostante, l’emozione ci divora. Le strette curve, i sali e scendi, la fitta boscaglia, i rovi, i rami in mezzo alla strada, il silenzio che ci circonda, la moltitudine di uccelli che emettono i lori “versi”, ci accompagnano in un paesaggio incantato, idilliaco, speciale. Personalmente, compio lunghi tratti di bosco trattenendo il fiato, tanto è bella questa emozione. Io che sono abituato a vedere la riga nera della piscina.

Uscendo dal bosco ci dirigiamo, sempre in sterrato, verso il “Fra Diavolo”, in località Villa Pompeiana. Uno scatto poderoso di Claudio forma una fila indiana degli altri componenti del gruppo. Decidiamo di fare la ciclabile fino a casa. L’andatura è veramente sostenuta e, prima Claudio, poi Matteo ed infine il sottoscritto, sia pur per un piccolo pezzo, guidano il gruppo lungo la pista ciclabile. A Dresano salutiamo Giorgio, mentre noi dopo poco, arriviamo al punto di partenza, davanti a Fisiomed. Sono le 23.30, ci guardiamo in faccia tutti soddisfatti e felici, anche se un po’ stanchi. L’esperienza è stata stupenda, sicuramente da riprovare, magari più numerosi.

 

Roberto Florindi